Una nuova e sempre più aggiornata chiave di lettura sta guidando l’uomo in direzione dell’economia circolare che punta all’imitazione dei processi attivati quotidianamente dalla natura. L’obiettivo è quello di salvaguardare la terra limitando l’estrazione di materie prime, l’utilizzo di risorse limitate, l’emissione di inquinanti e la produzione di rifiuti. In quest’ottica operano gli impianti di compostaggio, per abbattere costi ed emissioni di CO2 riducendo i rifiuti da conferire in discarica e contribuendo al riciclo degli scarti organici per trasformarli in compost, o ammendante compostato, e, in alcuni casi, in biogas.
Il compostaggio è un processo biologico di tipo aerobico nel corso del quale microrganismi degradano la sostanza organica e creano il compost. Nella specificità di un sistema controllato a livello industriale viene seguito un ciclo produttivo specifico. Si parte dall’ingresso e accettazione dei rifiuti per proseguire con ricezione e scarico, triturazione eventuale del rifiuto lignocellulosico e miscelazione, bio-ossidazione accelerata in biocelle e prima maturazione su platea insufflata, vagliatura, confezionamento del prodotto finito e messa in deposito dei prodotti confezionati in attesa della commercializzazione. La fase più importante è quella della bio-ossidazione, durante la quale vengono degradate le componenti organiche attraverso elevate concentrazioni di ossigeno che, per una gestione ottimale, non devono essere mai inferiori al 10%. Il compost ottenuto è impiegato in alta percentuale nel mondo agricolo per ripristinare la fertilità dei suoli e sostituire concimi chimici con elementi nutritivi naturali. Tra i suoi numerosi usi c’è anche quello legato alla agricoltura biologica, regolato ai sensi della normativa nazionale sui fertilizzanti e in consonanza con il Regolamento del Biologico. Gli effetti generati processo di compostaggio, dunque, sono molteplici e hanno ricadute positive sull’ambiente.